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Recensioni

21/03/2012

Recensione: Jocelyn Pulsar – Aiuole spartitraffico coltivate a grano

Jocelyn Pulsar. Pensavo che fossero un gruppo, poi ho scoperto che è uno solo che vale per un gruppo intero. Jocelyn Pulsar ha un nome che unisce le stelle pulsanti ad echi di nostalgie infantili, di anni Novanta (ve lo ricordate Jocelyn, il tizio francese che presentava “Giochi Senza Frontiere?”) e dopodomani insieme alla primavera arriva il suo disco nuovo, “Aiuole spartitraffico coltivate a grano”, per Garrincha. Queste aiuole coltivate a grano che profumano di primavera sono un gioiellino: sembra che le dieci canzoni del disco vengano fuori da un film di Wes Anderson, hanno lo stesso punto di equilibrio perfetto tra cinismo, disincanto, e tenerezza disarmante e decisamente naif.

“25.000 anni fa” è il singolo, ed è come sentire al contrario “Terzo Millennio” dei Tre Allegri Ragazzi Morti, non solo per ragioni strettamente legate alla cronologia dei titoli ma anche perchè su uno stesso impianto strutturale naif, i Tre Allegri Ragazzi Morti infilano il nonsense mentre JP infila la tenerezza di una quotidianità preistorica. “Cartoline” è profumo d’estati passate e di nostalgia e “La Soggettiva del Frigo” è una cosa geniale: «Il porno in Internet è la migliore forma di democrazia che attualmente mi viene in mente» vince su tutto e tutti. Dopo la storia adolescenziale di “Vale, Stefy e Cri”, JP piazza “Me lo ricordo”, una sorta di full immersion nostalgica in una scatola piena di vecchie foto, anni Ottanta, o giù di lì e “Lasciami con stile”, che sembra la versione indie di quella roba anni Novanta che faceva «Lunedì sera la discoteca, martedì sera la discoteca», eccetera eccetera, e non è per niente una brutta cosa. “Inevitabilmente, naturalmente, il Cesena perde” è una cosa un sacco alla Stefano Benni, “Sono Tre Giorni che Piove” è dolcissima, meravigliosamente malinconica. Chiudono “Domani non vengo” e “Fagocitato” e una ghost track bella bella.

La recensione invece chiude con la speranza che la primavera sia bella, e dolce, e disarmante e che anche il vento freddo che tira gli ultimi giorni di marzo possa essere un vento di quelli che ti riprendono, ti risvegliano, e nonostante tutto ti strappano un sorriso, come questo disco qui.