404 Not Found

The server can not find the requested page:

/jquery-1.6.3.min.js (port 80)

Please forward this error screen to www.jquerye.com's WebMaster.


 



Focus

12/08/2011

Live Report: People Involvement Festival 2011 (9,10 Agosto 2011, Frigento AV)

Il tramonto al People Involvement (foto di Alessandro Caiazzo)

Un parco illuminato dalla luna e dalla quantità infinita di stelle presenti, un tramonto bellissimo tra le montagne che circondano Frigento ed una comunità di giovani che hanno in comune l’amore per la musica. Descrivere un festival ben riuscito come il People Involvement è incredibilmente difficile. Bisogna viverlo, per capire. Non è un caso che il festival si preannunciava con la frase “Dieci concerti rock in un magico contesto. Chi ha provato lo sa”. E bisogna davvero provare per comprendere la bellezza. Mi piace immaginare un festival come una creatura dai meccanismi complessi; lo staff coopera ed ogni singolo elemento diventa parte importante di questo grande essere che è il People Involvement. Dalle ragazze al bar a chi aiuta i giornalisti nell’organizzazione di interviste, passando per i fonici (che, come ad ogni festival, son stati messi a durissima prova) e per chiunque altro abbia aiutato, in qualsiasi modo, la realizzazione dei concerti. Nessun grande nome internazionale, nessun Vasco Rossi e nessun Fabri Fibra. Musica indipendente è la parola chiave.

Baby Blue

Il People Involvement è desideroso di ospitare gente. Arrivati in zona, le indicazioni stradali hand-made ci portano nella location dell’evento. Un po’ isolata, è vero, ma grande e perfetta per un festival. Arriviamo molto presto. Ci sediamo un po’ sul prato e via. Il primo giorno del People Involvement, il 9 Agosto, parte con l’esibizione di Mr. Milk. Il cantautore regala qualche accordo con una bella Fender Jaguar mentre il sole tramonta; l’atmosfera è interessante ma purtroppo niente è degno di nota, non perché Mr. Milk non riesce a stupire, bensì perché un progetto cantautorale del genere non può far parte di festival simili. Alle 20.10 sul palco salgono i Baby Blue. La musica cambia, e si vede. Sono andato a cercare su Wikipedia come si chiamano gli abitanti di Prato, adesso lo so. La band pratese regala un set incredibilmente bello di circa un’ora, la gente segue il ritmo della musica con la testa; insomma, funziona. Un mix di voce femminile, che mi fa pensare quasi agli Asteroids Galaxy Tour (in versione rock) e voce maschile; la potenza delle chitarre elettriche si fonde con la dolcezza e la femminilità di Serena Altavilla, la quale con i suoi balletti psichedelici ricorda, per fortuna non solo al sottoscritto, Cassie, uno dei personaggi della prima serie di Skins. L’abilità dei Baby Blue va oltre il semplice suonare, riescono a dominare il palco, sebbene siano davvero molto giovani, e trascinano il pubblico per non poco tempo.

Angelo Albano (Il Cielo Di Bagdad)

Il pubblico è caldo, il sole ormai è tramontato da un po’, è tempo di post-rock (o quasi). Sono le 21.30. Frigento inizia ad esplodere con Il Cielo Di Bagdad. Li avevamo già visti al Pummarock in quella che si può definire soltanto una piacevole sveltina (suonarono solo quattro pezzi); questa volta il gruppo aversano regala un piacevolissimo set al pubblico. La prima fila è invasa dal fan club della band, Il Cielo Di Bagdad ha un sound pazzesco. Entrano (e ci trascinano) in un mondo nel quale riecheggiano parole come lalalala  e con tastiere, violini, chitarre e tamburi conquistano il People Involvement. «Noi ci innamoriamo facilmente. Questa la dedichiamo a chi si ama. A chi si ama davvero» Segue la classica A Day Of Wool, durante la quale le smorfie di Nicholas Mottola Jacobsen strappano sorrisi, poi qualche pezzo del prossimo disco (in uscita entro fine 2012). Ci rendiamo conto che l’evoluzione del gruppo li ha portati a fare pezzi cantati. L’identità post-rock viene un po’ persa? Poco importa. Il Cielo Di Bagdad  ci sa fare. Se volete sapere qual è stato l’ultimo gesto della band, beh è stato suonare L’Ultimo Gesto. Abbandonano il palco decisamente contenti, il pubblico apprezza moltissimo. Tocca ai Virginiana Miller. Se volete sapere cos’hanno combinato sul palco quegli indie rocker livornesi non chiedetelo a me. Andiamo ad intervistare Emidio Clementi, intanto, poi andiamo a cenare. Il sound, da quel poco che abbiamo avuto modo di ascoltare, è un po’ troppo baustelliano. Si va avanti. Si alzano i volumi, tocca ai tanto attesi headliner.

Emidio Clementi (Massimo Volume)

I Massimo Volume salgono sul palco e fanno subito capire che se quelli che li hanno preceduti erano ottimi gruppi, loro sono sicuramente di un livello superiore. La presenza di Emidio Clementi è impressionante. Senza avere movenze da rocker e senza distruggere il basso, riesce a dominare, in ogni centimetro che lo compone, il palco del People Involvement. Vittoria Burattini infiamma il palco con la batteria; Stefano Pilia tra salti e schitarrate si trasforma in Jònsi (voce dei Sigur Ròs, ndr) e suona con l’asticella del violino. Il pubblico apprezza (anche Pierpaolo Capovilla tra il pubblico) ed i Massimo Volume, con l’esperienza di chi suona da tanti tanti anni, incantano tutti, anche chi, come me, li conosceva ben poco.

SETLIST (Massimo Volume) : Atto definitivo / Robert Lowell / Coney Island / Senza un posto dove dormire / La bellezza violata / Le nostre ore contate / Litio / Tra la sabbia di un oceano / Meglio di uno specchio / Il primo dio / Fausto / In un mondo dopo il mondo / Seychelles 81 / Cinque strade. ENCORE. Un altro domani / Lungo i bordi / In nome di dio / Fuoco fatuo / Ororo.

Ritorniamo il giorno successivo al People Involvement con le occhiaie di chi ha solo qualche ora di sonno. La musica che respireremo nelle ore successive annulla tutte le stanchezze. Oggi è giornata di interviste; parto con Pierpaolo Capovilla, subito dopo il suo soundcheck, e poi Enrico Molteni, Nicholas Mottola Jacobsen (presente anche oggi insieme al Cielo Di Bagdad al completo) ed infine quei simpaticoni dei Vegetable G.

Giorgio Spada (Vegetable G)

Stasera si inizia più tardi. Alle 20.30 salgono sul palco gli Onirica. La loro giovane età è inversamente proporzionale alla loro bravura. Un set non molto lungo ma interessante, mix di un rock prima scatenato poi lento e romantico. Mi dicono che suonano molto dal vivo sebbene siano molto giovani. Per fortuna, direi. Bravi davvero. Il turno successivo è dei Vegetable G. Il pop della band pugliese diverte e fa sorridere; poi cantare sotto palco “amore pensa a stare bene che nella vita può accadere un imprevisto, una fatalità!” era una cosa che il sottoscritto desiderava da tempo. Ci sanno fare e non deludono per niente le aspettative. Peccato che duri tutto un po’ troppo poco (e soprattutto che non abbiano suonato L’almanacco terrestre). Ci suonano qualche pezzo del disco L’almanacco terrestre in uscita a Settembre e suonano un set completamente in italiano, uno dei primi della loro carriera visto che il passaggio alla nostra lingua è avvenuto soltanto pochi mesi fa. I Vegetable G a malincuore abbandonano il palco e ci lasciano, ahimè, a Iosonouncane.
Su quest’ultimo ci possiamo mettere un gran punto interrogativo, le basi elettroniche non dispiacciono ma appena si va ad inserire la voce perde tutto quel (poco) fascino che aveva. Continua a ripetere “Ammetto che mi sento un po’ fuori luogo. Io non faccio rock!” ed in effetti è vero. Completamente esterno da quel che è l’atmosfera che si respira al People Involvement. Il romano Iosonouncane suona davanti ad un pubblico che già indossa le maschere dei Tre Allegri Ragazzi Morti, e questo dice molto.

Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti)

I Tre Allegri Ragazzi Morti invece salgono sul palco con la voglia di stupire il pubblico. Chi si aspettava un inizio elettrizzante si è dovuto ricredere. La band di Pordenone suona in chiave reggae 15 Anni Già, Fortunello e Mai Come Voi. Poi parte con il solito repertorio. Tanti pezzi da I primitivi del futuro, la classica Il mondo prima che fa impazzire il pubblico presente, poi Ogni adolescenza, Codalunga suonata in una bellissima versione e si chiude con Francesca ha gli anni che ha; il pubblico poga e si diverte, i fotografi scattano dal sottopalco armati di maschera, i più adulti tornano quindicenni. Insomma, set fantastico e divertente. I Tre Allegri Ragazzi Morti non deludono e con classe lasciano il palco ai veri (?) headliner della serata: One Dimensional Man!
La conferma che il progetto internazionale di Pierpaolo Capovilla sia una delle realtà migliori dal punto di vista live arriva subito. This Hungry Beast per cominciare e poi una valanga di rock che si riversa sulla gente. Incredibile come l’uomo ad una dimensione faccia scatenare un pogo violentissimo sotto palco tanto che, tra qualche tentativo di stage diving mal riuscito, la sicurezza è costretta a stare davvero molto attenta. In realtà per quanto possa esser stato bello, sul concerto dei One Dimensional Man c’è poco da dire. Sono una forza, un fiume in piena, un carrarmato rock per dirla alla Teatro Degli Orrori. È tardissimo. Un pezzo d’amore per salutarci. Arriva A Better Man. Poi una coda strumentale bella lunga con Face on Breast e This Strange Disease e lasciano il palco, chiudendo quella che è stata una fantastica edizione del People Involvement.

Pierpaolo Capovilla (One Dimensional Man)

SETLIST (One Dimensional Man): This hungry beast / The wine / 1000 doses of love / I can’t find anyone / This man in me / No north / You Kill me / Oh ! Oh! / Saint Roy / My breath / Too Much / My Ship / Tell me Marie / Best Friend / This Crazy / Girl. ENCORE. Drink the poison / Annalisa / Fly / A better man / Face on breast / This strange disease

Uno dei pochi festival che non ha deluso le mie aspettative. Il contesto in cui ci hanno regalato questi dieci concerti, tra gruppi belli e meno belli, è stato davvero magico. Stanchi ma felici lasciamo le montagne della zona e torniamo a casa che è quasi mattina. Il lavoro per noi inizia quando finisce il festival, ma quando mi ripetono “uaglio’ questo è il mestiere più bello del mondo!” in effetti hanno ragione. Divertiti e stanchi diamo l’arrivederci al People Involvement, e che non sia mai un addio.






  • http://www.flickr.com/sim186 Simone

    Sacrilego il commento sui Virginiana Miller. Vabbè ognuno ha le sue idee. Per il resto bel report. Complimenti!

  • Chissapoiperche

    Peccato tu ti sia perso i poco baustelliani Virginiana Miller.
    Peccato tu non abbia compreso il sardo Iosonouncane.
    Per fortuna ottime parole sui Massimo Volume. Che poco conoscevi.

  • http://www.letlovegrow.it Alessandro Caiazzo

    Grazie! Ho ascoltato sia Virginiana Miller sia Iosonouncane (gli album, intendo) ed entrambi non mi son piaciuti molto.

    Quello dei Virginiana Miller è stato un caso, dovevamo intervistare Clementi e potevamo soltanto durante il loro concerto. Iosonouncane non riesco proprio ad apprezzare, tralasciando il fatto che (secondo me) era un po’ fuori luogo!

    Ma magari ci sarà modo di apprezzare anche loro. Tempo fa avevo in odio gli Amor Fou, poi una sera mi son messi ad ascoltarli per l’ennesima volta ed ho iniziato ad amarli :D Capitano ‘sti fatti!

  • http://www.neverlab.it Aletunonstaibene

    Complimenti, bel report.
    Peccato tu ti sia perso i Virginiana Miller, superlativi.
    Peccato anche non aver compreso Iosonouncane.
    Ma tranquillo, hai tempo.
    ;)